La vittoria dell’amore
Pasqua di Risurrezione, non semplicemente una festa cristiana importante ma la madre di tutte le feste, la celebrazione del mistero che sta all’origine della nostra fede. Siamo cristiani perché Cristo è risuscitato dai morti: “Se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede” (1Cor15,17). Di questo siamo tutti consapevoli.
Ma cosa comporta questa fede nella risurrezione?
Comporta certamente che la nostra vita non termina con la morte biologica: “Se poi noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da compiangere più di tutti gli uomini. Ora, invece, Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti” (1Cor 15,19-20).
Dunque l’annuncio pasquale è innanzitutto annuncio di consolazione: è la certezza che i nostri morti, anzi noi tutti, siano chiamati alla resurrezione, è la certezza che la morte, la sofferenza non sono l’ultima parola.
Ma possiamo fermarci qui? Sarebbe riduttivo e quasi pericoloso non comprendere come la risurrezione di Cristo non è solo messaggio sulla vita eterna ma apre una prospettiva ben precisa sulla nostra vita quotidiana, un messaggio preciso e impegnativo. In che senso? Perché il Signore Dio, risuscitando Gesù di Nazaret dalla morte ha pronunciato un giudizio definitivo sulla vita umana, cioè ha indicato con chiarezza e in modo irrevocabile che il suo modo di vivere (e di morire) è quello autentico. Scriveva il teologo Pino Colombo: “Sono evidentemente innumerevoli i modi di vivere l’esistenza umana, tanti quanti sono gli uomini; ma uno solo è il modo giusto e autentico, non inventato dagli uomini, ma proposto direttamente da Dio, quello di Gesù Cristo. Precisamente per questo Gesù Cristo, il figlio di Dio, si è fatto uomo e ha vissuto da uomo, per insegnare a tutti come è da vivere l’esistenza umana”.
Dice l’apostolo Pietro nel giorno di Pentecoste: “Dio lo ha risuscitato dalla morte perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere” (At 2, 24). Commenta Enzo Bianchi: “Gesù è stato risuscitato da Dio in risposta alla vita che ha vissuto, al suo modo di vivere nell’amore fino all’estremo: potremmo dire che è stato il suo amore più forte della morte – quell’amore insegnato ai discepoli lungo tutto la sua vita (con tutta la sua vita!) e poi condensato nel mandatum novum: «Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati» – a causare la decisione del Padre di richiamarlo dalla morte alla vita piena”.
Solo con l’amore possiamo testimoniare in modo credibile che la Vita ha vinto le tenebre della morte. In questi tempi drammatici di guerra e violenza, il nostro augurio è che la Pasqua aiuti tutti noi a credere che ogni giorno possiamo con tante piccole scelte vincere il male con il bene, ridonando splendore a quella immagine di Dio che portiamo impressa nell’anima e che il Nemico cerca invano di cancellare.
Buona Pasqua, don Maurizio con la Diaconia

